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Depressione post pattume stagione e anestesia

Depressione post-partum

potrebbe aumentare d'estate

Secondo uno studio dell'dall'American Society of Anesthesiologists partorire in inverno o in primavera potrebbe favorire il benessere psicologico

06 novembre 2017

TRISTEZZA, ansia, agitazione e mancanza di serenità: sono solo alcuni stati d'animo di cui soffrono le donne con depressione post-partum, circa il 10% delle neo-madri. I fattori alla base sono tanti ed oggi uno studio americano mette in luce nuovi potenziali elementi: ad esempio, partorire in inverno o in primavera potrebbe favorire il benessere psicologico delle donne dopo il parto. Questo dato emerge da campione di più di 20.000 pazienti e guidato dall'American Society of Anesthesiologists, società che ha appena presentato i risultati del vasto studio durante il meeting annuale a Boston Anesthesiology Annual Meeting 2017.

LE STAGIONI E IL PARTO. L'indagine appena presentata dagli anestesisti americani punta i riflettori sulla stagionalità come elemento che potrebbe influenzare anche l'incidenza della depressione post-partum. “Si tratta di un dato, sicuramente da approfondire, che andrebbe in controcorrente con le attuali evidenze sulla depressione – spiega Nicoletta Giacchetti, psichiatra del Policlinico Umberto I di Roma,che insieme alla professoressa Franca Aceti gestisce un Servizio dedicato ai disturbi perinatali – che mostrano che i disturbi dell'umore siano più frequenti nei cambi di stagione”. Un'ipotesi avanzata dagli autori, ancora da esplorare, consiste nell'idea che ad accendere questo meccanismo protettivo sia la capacità della donna di godere dei momenti e delle attività madre-figlio dentro l'ambiente domestico. Questi momenti indoor

 

sarebbero molto frequenti a causa delle temperature molto rigide, soprattutto in alcune parti del globo terrestre, come a Boston, dove è stato coordinato lo studio. Ma allo stesso tempo gli autori della ricerca rimarcano l'importanza di stare all'aperto con il neonato e di aumentarne l'esposizione al sole anche nelle prime fasi della sua vita. Del resto è naturale e auspicabile una centralità della relazione madre- bambino almeno nelle primi mesi del neonato.

Gli interruttori della depressione post-partum

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PREMATURI. Diversi fattori durante il delicato periodo della gravidanza e del parto possono diventare interruttori di benessere presente e futuro per le pazienti. Ad esempio, le donne che partoriscono più in là durante la gravidanza, al termine e non prima, sono più protette. “Spesso – spiega Giacchetti – le madri con bambini nati prematuri presentano una forte ansia, preoccupazione per la salute dei loro piccoli e talvolta un senso di colpa improprio, come se la nascita prima del tempo fosse in parte colpa loro”. E questo stato d'animo può talora contribuire allo sviluppo di un vero e proprio disturbo dell'umore e pertanto è importante considerare questo elemento per poter agire tempestivamente”.

L'ANESTESIA.In base ai risultati, se il tipo di parto effettuato – naturale o cesareo – non risulta avere alcuna influenza sullo sviluppo successivo di un disturbo dell'umore, al contrario il momento del parto e scegliere di ricevere o meno l'anestesia epidurale sembrano possedere un ruolo: in particolare, la società americana degli anestesisti mette in luce che le donne che avevano deciso di non fare l'anestesia sono risultate più a rischio di depressione post-partum. Secondo gli autori, le radici di questo collegamento risiedono nel fatto che il dolore provato può traumatizzare la paziente, favorendo stati d'animo negativi successivi. “Quando il parto è complicato – spiega Giacchetti – si può creare un vero e proprio trauma da parto, che, se la personalità della paziente presenta tratti di fragilità, è più difficile da superare, soprattutto in assenza di un supporto specifico”.

Ma gli anestesisti americani avanzano anche un'altra ipotesi: le donne che hanno rifiutato l'anestesia potrebbero già in partenza presentare delle caratteristiche personali tali da renderle più vulnerabili in seguito. “Probabilmente si tratta di persone “più controllanti – prosegue Aceti i – che temono con gli anestetici di ridurre il livello di vigilanza”. In realtà la persona rimane inserita nella situazione, come ha illustrato l'esperta, ed assiste ugualmente alle diverse fasi del parto, ma provando meno dolore. “La riduzione del dolore è importante perché facilita l’instaurarsi della relazione madre-figlio già nei primi istanti di vita del piccolo”.

'Un ambulatorio per aiutare le donne con depressione post-partum'

IL PARTO CESAREO. Anche la paura del dolore collegata al parto potrebbe essere un elemento importante per il benessere futuro delle madri. “In una nostra piccola indagine pilota – ha spiegato Giacchetti – abbiamo messo a confronto alcuni tratti della personalità di donne che hanno scelto di proposito di ricorrere al parto cesareo e donne che si sono trovate nel doverlo fare per motivi di urgenza”. Nel primo caso, ha illustrato la psichiatra dell'Umberto I, le persone che sceglievano questo intervento spesso non potevano pensare di affrontare tutto ciò che comporta l’imprevedibilità del parto naturale, compreso il dolore mostrando una fragilità identitaria”.

 fonte repubblica.it

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Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

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