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Agli uomini intelligenti piace ili seno piccolo

Agli uomini piace il seno

piccolo? Sì, ma solo a quelli

intelligenti!

Secondo recenti ricerche scientifiche, gli uomini intelligenti sono attratti dalle donne con il seno piccolo.

Pensate che agli uomini piaccia solo il seno grande? Vi sbagliate: secondo i ricercatori di Psychology Today gli uomini intelligenti preferiscono le donne con il seno piccolo.

Lo studio ha intervistato un campione di uomini, chiedendo loro se preferissero i seni piccoli o quelli grandi e ha messo in relazione le risposte con la loro intelligenza e cultura. I risultati hanno lasciato tutti senza parole, ma vediamo meglio perché gli uomini più intelligenti preferirebbero le misure contenute.

Perché agli uomini piace il seno piccolo

 

Dallo studio sono emersi due netti schieramenti: da un lato gli uomini colti e intelligenti, che hanno dimostrato di preferire le donne esili con seno piccolo, dall’altra gli uomini di ceto sociale medio-basso, che preferiscono le donne formose e abbondanti. Secondo i ricercatori, le loro scelte non sono dovute solo a gusti personali, ma anche e soprattutto all’influenza di fattori socio-culturali e psicologici.

In particolare, gli uomini che preferiscono le taglie mini, hanno un minor bisogno di beni materiali, si sentono già realizzati professionalmente ed economicamente. Quelli che amano invece i seni grossi, sono più poveri, hanno meno gratificazioni dal punto di vista sociale e professionale e quindi la ricercano in un seno abbondante. In poche parole, le donne formose gli darebbero il senso di ricchezza di cui hanno bisogno.

Non solo: gli uomini intelligenti tendono ad essere attratti e ad innamorarsi delle donne con seni piccoli, perché queste danno l’idea di avere un minor fabbisogno materiale, mentre quelle con il seno grande cercherebbero più risorse. Ovviamente, non mancano le perplessità: gli uomini più ricchi e colti sono davvero più intelligenti di quelli poveri? Cercano le donne con un minor fabbisogno di beni materiali perché sono intelligenti, oppure tirchi? Nel dubbio, una delle categorie più cercate su PornHub resta sempre quella delle donne con seni grossi... insomma, de gustibus!  Fonte donnaglamour

AUMENTO SIFILIDE E GONORREA

Aumento vertiginoso in Italia delle malattie sessualmente trasmesse: sifilide +400%. Scarsa consapevolezza del rischio Hiv tra gli over 50 

L’allarme lanciato dal 56° Congresso nazionale dell’Associazione dei dermatologi ospedalieri che si è concluso oggi a Roma. Secondo l’OMS ogni anno l’impatto di quattro MST, tra le più diffuse, corrisponde a 498,9 milioni di nuovi casi. Questo vuol dire che nel mondo oltre un milione e mezzo di persone ogni giorno si ammala per una di MST. Qualsiasi rapporto vaginale, anale e orale non protetto tra partner non monogami è potenzialmente pericoloso. 

21 OTT - Sono più di 20 gli agenti patogeni tra batteri, virus, funghi e parassiti che possono rendere meno piacevole l’attività sessuale, rendendo ogni rapporto non protetto un rischio per la salute a breve e lungo termine. 

Eppure le Malattie Sessualmente Trasmesse (MST) sono sempre più diffuse con il riemergere di patologie che sembravano scomparse, in primis la sifilide che in Italia è cresciuta di oltre il 400% dal 2000, ma anche la gonorrea che ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno l’impatto di quattro MST, tra le più diffuse, corrisponde a 498,9 milioni di nuovi casi. 

Questo vuol dire che nel mondo oltre un milione e mezzo di persone ogni giorno si ammala per una di MST. 

Di questo si è parlato durante le giornate del 56° Congresso ADOI che si è concluso oggi a Roma. 

In Italia secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi anni i casi di MST sono sempre aumentati, passando dai circa 3500 del 2006 ai circa 6500 del 2013. Un aumento registrato soprattutto tra gli italiani e i maschi. Oggi ad aumentare sono soprattutto malattie batteriche come le infezioni da Chlamydia trachomatis e la sifilide, ma anche quelle determinate da virus; come i condilomi acuminati dovuti ad alcuni tipi di HPV e le epatiti da virus A o C. Per non parlare poi dell’infezione da HIV, oggi diventata la più importante malattia a trasmissione sessuale per le sue rilevanti implicazioni cliniche e di spesa sanitaria e i cui nuovi casi non accennano a diminuire nel mondo occidentale, Italia compresa. 

“In Europa, dalla metà degli anni ’90 alcune MST hanno trovato ‘terreno fertile’ per espandersi dopo un decennio di declino dei trend epidemiologici, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi di popolazione maggiormente a rischio (ad esempio, i maschi omosessuali)” spiega il Professor Antonio Cristaudo, Presidente del 56mo Congresso ADOI dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri, Negli ultimi anni poi questa crescita è stata amplificata dalla facilità degli incontri sessuali occasionali dovuta all’utilizzo di Internet e delle App”. 

“Qualsiasi rapporto vaginale, anale e orale non protetto tra partner non monogami è potenzialmente pericoloso per contrarre una MST. Stiamo assistendo anche ad una minore percezione del rischio HIV da parte della popolazione over 50 e anziana che riceve una diagnosi tardiva nei centri clinici come il nostro, nel 63% dei casi (contro il 47% dei più giovani) e con segni di infezione avanzata. Le ragioni? Mancanza di consapevolezza, sottostima del rischio, carenza di campagne di sensibilizzazione ad hoc su queste fasce trascurate della popolazione 

sessualmente attiva” continua il Professor Cristaudo “questo nonostante il beneficio dato dal trattamento precoce delle persone con l’infezione che limita molto la diffusione del virus ad altri soggetti e cronicizza la malattia. In totale sono 30mila i nuovi casi ogni anno in Europa e circa 3500 in Italia, e il trend non accenna a diminuire soprattutto in alcuni gruppi ad alto rischio sessuale.”. 

“Oggi l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse ci preoccupa non solo per le ripercussioni che queste hanno sul benessere del singolo individuo, sulla collettività e sui costi sociali che concentrano” precisa il Dr. Massimo Giuliani, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano, ma anche perché questo aumento è la spia di un abbassamento della guardia e della percezione del rischio soprattutto a in alcune fasce più vulnerabili della popolazione. Oggi sappiamo che tutto questo sta sostenendo soprattutto la circolazione dell’infezione da HIV, che viene facilitata largamente dalle MST. In fatti, siccome i guai non vengono mai da soli, i portatori di una MST hanno un rischio aumentato tra le 2 e le 5 volte di contrarre a breve anche un’infezione da HIV”. 

“Ecco perché oggi la lotta all’infezione da HIV passa attraverso la lotta alla diffusione delle MST. Una lotta che va fatta aumentando la consapevolezza del rischio infettivo del comportamento sessuale, allargando tra i giovani l’uso routinario del preservativo”, continua il Dr. Giuliani, “ma anche migliorando l’accesso alle strutture cliniche delle persone che sospettano un’infezione o un rischio e andando loro incontro mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali. Oggi si può diagnosticare una sifilide su una goccia di sangue da un dito o fare nello stesso modo un test HIV a casa. Oppure in ospedale si può ricevere un risultato per un’infezione da Clhamydia o di gonorrea in 2 ore su una piccola quantità di urine”. 

Linfogranuloma da Chlamidia da raro a diffuso in un decennio. Singolare è anche il caso del Linfogranuloma venereo, nome che identifica i particolari sierotipi L1 L2 e L3 di Chlamidia prima confinate in India, Est 

Asiatico e Sud America e dal 2003 progressivamente in aumento anche in Europa prima nella comunità più a rischio di maschi omosessuali e poi anche tra gli etero. La diffusione è partita da pochi casi identificati nei Paesi Bassi e poi passati al Regno Unito e poi nel resto di Europa. Un contagio che va a braccetto con un picco di infezioni di Epatite C perché si è ipotizzato che le lesioni della mucosa rettale favoriscano anche da diffusione del virus HCV e di quelle da HIV a causa di un cluster di popolazione che adotta comportamenti ad alto rischio. Non a caso la maggior parte dei pazienti riferisce di aver avuto rapporti non protetti con partner anonimi. 

Sino a pochi anni fa si trattava di una patologia rara mentre di recente l’ESSTI European Surveillance of Sexually Transmitted Infections l’ha definita una ‘vera e propria epidemia’. I casi di cervicite da Chlamydia trachomatis hanno mostrato una modica riduzione fino al 2000 e un successivo incremento, raggiungendo il picco massimo nel 2011, con un aumento più che doppio dei casi rispetto a quelli segnalati nel 2000. 

Boom di malattie legate al sesso +400% casi di sifilide, raddoppia la gonorrea 

Allarme sesso e malattie. Le Malattie sessualmente trasmesse (Mst) sono infatti sempre più diffuse. Addirittura riemergono patologie che prima sembravano scomparse. 

Allarme sesso, torna la sifilide. Raddoppia la gonorrea 

In primis la sifilide, che in Italia e' cresciuta di oltre il 400 per cento dal 2000, ma anche la gonorrea che ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. L'allarme e' stato lanciato on occasione del 56esimo congresso dell'Associazione dermatologi ospedalieri (Adoi), in corso a Roma. "In Europa, dalla meta' degli anni '90 alcune Mst hanno trovato 'terreno fertile' per espandersi dopo un decennio di declino dei trend epidemiologici, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi di popolazione maggiormente a rischio (ad esempio, i maschi omosessuali)", ha spiegato Antonio Cristaudo, presidente del congresso dell'Adoi. 

Sesso, è allarme malattie. Boom sifilide e gonorrea 

"Qualsiasi rapporto vaginale, anale e orale non protetto tra partner non monogami - ha continuato - e' potenzialmente pericoloso per contrarre una 

MST. Stiamo assistendo anche ad una minore percezione del rischio HIV da parte della popolazione over 50 e anziana che riceve una diagnosi tardiva nei centri clinici come il nostro, nel 63 per cento dei casi (contro il 47 per cento dei piu' giovani) e con segni di infezione avanzata. 

Allarme sesso, boom malattie sessualmente trasmissibili 

Le ragioni? Mancanza di consapevolezza, sottostima del rischio, carenza di campagne di sensibilizzazione ad hoc su queste fasce trascurate della popolazione sessualmente attiva. Questo nonostante il beneficio dato dal trattamento precoce delle persone con l'infezione che limita molto la diffusione del virus ad altri soggetti e cronicizza la malattia". In totale sono 30mila i nuovi casi ogni anno in Europa e circa 3500 in Italia, e il trend non accenna a diminuire soprattutto in alcuni gruppi ad alto rischio sessuale. 

Sesso, casi di sifilide aumentati del 400%. Boom gonorrea. Allarme sesso 

"Oggi l'aumento delle infezioni sessualmente trasmesse ci preoccupa non solo per le ripercussioni che queste hanno sul benessere del singolo individuo, sulla collettivita' e sui costi sociali che concentrano - ha precisato Massimo Giuliani, dell'Istituto Dermatologico San Gallicano - ma anche perche' questo aumento e' la spia di un abbassamento della guardia e della percezione del rischio soprattutto a in alcune fasce piu' vulnerabili della popolazione. Oggi sappiamo che tutto questo sta sostenendo soprattutto la circolazione dell'infezione da Hiv, che viene facilitata largamente dalle Mst. Infatti, siccome i guai non vengono mai da soli, i portatori di una Mst hanno un rischio aumentato tra le 2 e le 5 volte di contrarre a breve anche un'infezione da Hiv".

ADESCAMENTO E CYBERBULLISMO

Allarme dei pediatri: “In 3 anni triplicati casi di adescamento online di bambini e adolescenti”. “Genitori, non sottovalutate la naturale ingenuità dei figli” 

I casi di cyberbullismo e di dipendenza dalla tecnologia tra bambini e adolescenti sono in aumento. Il 30% dei piccoli con meno di due anni ha già avuto un primo contatto con un smartphone. Nove anni è l'età del primo profilo social. I casi di adescamento online sono triplicati in 3 anni. Ma, oltre alle insidie, la rete nasconde anche storie a lieto fine come quella “del bambino autistico che ha scoperto il mondo”. Di questo e di tutti i dati del fenomeno si parla oggi a Milano al sesto Convegno nazionale SiMPeF, il Sindacato medici pediatri di famiglia. 

21 OTT - Hanno da poco imparato a camminare, forse ancora con qualche problema di equilibrio, non sono in grado di pronunciare un’intera frase di senso compiuto, eppure, già interagiscono con uno schermo touch, come quelli dei più comuni smartphone. Tre bambini su dieci, con un’età compresa tra i 18 e i 24 mesi, hanno già avuto modo di utilizzare questi strumenti tecnologici. È solo uno dei dati dell’Osservatorio nazionale adolescenza, che ha spinto i pediatri a lanciare l’allarme: “i casi di cyberbullismo e di dipendenza dalla tecnologia tra bambini e 

adolescenti sono in aumento”. 

L’analisi del fenomeno sarà uno degli argomento al centro del sesto Convegno nazionale SiMPeF, il Sindacato medici pediatri di famiglia, in programma oggi a Milano. 

I dati dell’Osservatorio nazionale adolescenza 

I ragazzini e gli adolescenti sono sempre più iperconnessi. Con il trascorrere degli anni e l’evolversi della tecnologia, si abbassa vertiginosamente l’età di utilizzo. Oggi il 98 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale. Tra i ragazzini della fascia 11- 13 anni, l’età media di utilizzo della tecnologia informatica è scesa di un anno per quanto riguarda l’uso del primo cellulare, l’accesso a internet e l’apertura del primo profilo social che si aggira intorno ai 9 anni, rispetto a 4-5 anni fa. 

“Il fenomeno, di per sé non deve preoccupare, sta nella normale evoluzione delle cose - ha detto Rinaldo Missaglia, Segretario generale SiMPeF - Certo è che deve cambiare l’attenzione che i genitori dedicano ai propri figli, circa l’accesso alle tecnologie. Infatti, l’evoluzione tecnologica porta con sé una serie di problematiche e pericoli che hanno come bersaglio i più giovani, facili prede per la naturale ingenuità di questa età. I genitori devono essere consapevoli che quando il proprio bambino o bambina usa un cellulare o un computer può andare su Internet, accedere alle chat, rischiare incontri potenzialmente pericolosi”. 

“Al di là dei chiari problemi di bambini e adolescenti che subiscono abusi, cresce il disagio psicologico e questo lo misuriamo nel crescente numero di casi che vediamo nei nostri ambulatori - ha aggiunto Monica de Angelis, Direttore scientifico del Dipartimento formazione SiMPeF - Per questo, abbiamo deciso di dedicare una delle sessioni principali del nostro convegno nazionale al tema cyberbullismo e dipendenza dalla tecnologia. Con l’obiettivo, grazie al supporto dei colleghi psichiatri infantili e agli insegnamenti degli esperti del Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni della Polizia di Stato, di inquadrare il 

fenomeno, conoscerlo meglio e poter sensibilizzare i genitori che troppo spesso mostrano scarsa consapevolezza di tutto ciò”. 

“Anche il ruolo di educatori e consiglieri per i genitori, infatti, rientra tra le nostre competenze e le ricerche dimostrano che è molto apprezzato dalle famiglie”, ha sottolineato ancora Missaglia. 

Bullismo, il rapporto Istat 

Tra i giovanissimi, secondo un’idagine pubblicata lo scorso anno, tra i ragazzi e gli adolescenti che usano il cellulare o navigano su Internet, il 5,9 per cento denuncia di avere subìto atti di cyberbullismo, con le ragazze vittime più frequenti: 7,1 per cento rispetto al 4,6 per cento dei ragazzi. 

“Il cyberbullismo - ha spiegato Giordano Invernizzi, Professore Ordinario di Psichiatria Università degli Studi di Milano e Presidente Centro Mafalda OggiDomani for Children and Adolescents - è la forma di bullismo attuato attraverso la rete, con l’invio di messaggi offensivi, immagini umilianti diffuse via mail, chat o sui social network. Si differenzia dal bullismo tradizionale perché è una prepotenza indiretta, mai faccia a faccia tra vittima e bullo. Può, tuttavia, essere potenzialmente più dannoso per la rapidità di diffusione e la possibilità di raggiungere un numero molto più elevato di spettatori”. 

“Senza entrare nel dettaglio delle singole forme di addiction tecnologica, che vanno dalla social network addiction, una dipendenza da connessione, aggiornamento e controllo del proprio profilo, alla friendship addiction, la spasmodica ricerca di nuove amicizie virtuali, alla dipendenza da videogioco, al vamping ossia il trascorrere numerose ore notturne sui social media a parlare e giocare con gli amici o la fidanzata/o, e a molte altre – ha detto Cinzia Bressi, Professore Associato di psichiatria Università degli studi di Milano e Vice-Presidente Centro Mafalda OggiDomani for Children and Adolescents - si tratta di un problema che 

riguarda soprattutto gli adolescenti dai 13 sino ai 20 anni”. 

“L’effetto sulle età più precoci dell’uso e dipendenza dal cellulare e dal computer è sottovalutato dai genitori, che spesso inconsapevolmente lo avallano e sostengono. Non solo è dimostrato - ha aggiunto Bressi - che non vi sono miglioramenti nelle performance con tali strumenti, ma al contrario esistono elevati rischi di disagio psicologico per una dipendenza che può divenire totale. Inoltre, non vanno dimenticate altre insidie nascoste nel cyberspazio, tra quelle più significative, il rischio di fidarsi di sconosciuti, scaricare in modo non voluto materiale potenzialmente traumatico, oppure video pornografici, ricevere offerte sessuali, essere guidati verso siti che inneggiano all’autolesionismo o alla violenza e altro”. 

“Secondo Telefono Azzurro i casi di adescamento online sono triplicati in 3 anni, passando dal 4,4 al 14,2 per cento delle segnalazioni ricevute al numero 114 di Emergenza infanzia tra il 2012 e il 2014 – ha ricordato ancora Bressi - Ma ciò che è peggio, è la sottovalutazione di queste insidie da parte dei genitori; sempre per Telefono Azzurro, un genitore su 2 ritiene improbabile che il proprio bambino, chattando, possa incontrare un pedofilo e nuovamente uno su 2 considera impossibile possa essere esposto a immagini esplicite. Addirittura l’88,9 per cento esclude completamente che il proprio figlio possa spogliarsi e mettere propri video o immagini esplicite online”. 

“Detto tutto questo, non è certamente nostra intenzione demonizzare la rete e il rapporto dei giovanissimi con le nuove tecnologie di comunicazione – ha concluso Missaglia - A fronte di alcune ombre, infatti, esistono importanti luci. Al nostro congresso che si apre domani, infatti, presenteremo il caso di un ragazzo autistico, oggi sedicenne, che proprio grazie a Facebook è riuscito a stabilire un contatto e un rapporto con il mondo esterno. Un fatto di grandissima importanza per aiutare questi ragazzi FONTE a un inserimento sociale efficace e positivo”. 

 

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Marco Rossi sui Social Network

 

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

Marco Rossi e il Centro Medicina Sessuale

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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