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Troppo sesso non rede felici

Sesso: troppi rapporti rendono infelici, lo dice la scienza

Fare troppo sesso rende infelici, è questo quello che è emerso da un recente studio scientifico della Carnegie Mellon University, che ribalta i risultati di studi precedenti. Ad esempio, una ricerca condotta nel 2004 su un campione di 16.000 americani adulti, che ha indagato sui rapporti tra felicità, rapporti sessuali ed entrate monetarie, sembrava aver dimostrato che il sesso fosse molto più potente dei soldi.

Aumentare frequenza dei rapporti da una volta al mese a una volta a settimana, secondo i ricercatori, avrebbe dato la stessa felicità di avere 50.000 dollari in più sul conto in banca. Eppure ora la situazione sembra essere ribaltata, vediamo perchè!

Fare troppo sesso rende infelici

Lo studio della Carnegie Mellon University si è basato su un campione di 64 coppie eterosessuali sposate. A metà di loro è stato chiesto di continuare ad avere rapporti sessuali con la solita frequenza, all’altra metà di raddoppiarli.

Durante l’esperimento, durato 90 giorni in tutto, i partecipanti dovevano compilare un questionario quotidiano, prendendo nota della quantità e della qualità del sesso e dell’umore successivo. Terminato l’esperimento, è emerso chiaramente che raddoppiare i rapporti non ha reso nessuno più felice, anzi, la fatto calare drasticamente la qualità del sesso, l’energia e la voglia di farlo.

Un risultato che può sorprendere, ma che il professor George Loewenstein, docente di economia e psicologia alla Carnegie Mellon, ha spiegato in modo molto semplice al New York Times: “Se fate sesso per ragioni diverse dal fatto che vi piace e che in quel momento lo volete, sarà minata la qualità della prestazione e anche l’umore che ne consegue. La felicità sta nella qualità, non nella quantità. È il piacere dell’atto, non quanto spesso avviene, a determinare l’umore”.

Insomma, come in tutte le cose, l’importante non è la quantità, ma la qualità! 

fonte donnaglamour

L'aglio non diciamo dove

Nella puntata di venerdì 19 gennaio di Dee Notte è intervenuto al telefono il sessuologo Marco Rossi, che ha raccontato a Nicola e Gianluca Vitiello le impensabili proprietà afrodisiache dell’aglio.

 “L’ho scoperto da una ricerca che non è neanche tanto recente”, spiega il sessuologo. “L’aglio può curare l’erezione, ma visto che mangiato può dare un effetto poco piacevole, la ricerca ne consiglia l’assunzione per via rettale, come se fosse una supposta”.

Dopo le inevitabili risate dei Vitiello, Marco prosegue indicando nello specifico le modalità d’assunzione della pianta suggerite dalla ricerca.

Fonte Deejay.it

Ibuprofene: può causare infertilità nei giovani maschi

 

Si tratta di un allarme importante, visto il numero di soggetti potenzialmente interessati, che arriva da uno studio internazionale pubblicato su PNAS. L’ibuprofene, uno degli analgesici più consumati al mondo, può provocare uno stato di ipogonadismo compensato nei giovani maschi. In pratica, il farmaco andrebbe ad inibire l’attività endocrina del testicolo, provocando un calo del testosterone che l’organismo cerca di compensare aumentando la produzione dell’ormone ipofisario LH. Questa condizione, osservata finora solo nell’anziano, può provocare disturbi a livello fisico (depressione, aumentato rischio di ictus e scompenso cardiaco) e riproduttivo anche nei giovani.

09 GEN - È uno degli analgesici più utilizzati al mondo, uno di quei farmaci di cui spesso di fa anche un incredibile abuso (in diversi Paesi è disponibile anche come OTC). Le possibili conseguenze negative sulla mucosa gastrica e quelli di aumento del rischio di ictus o di infarto, comuni a tutti i FANS sono ben note. Ma adesso, uno studio appena pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), getta luce su un nuovo possibile effetto indesiderato, che riguarda i giovani maschi.

I risultati di questo studio internazionale (vi hanno contribuito ricercatori di università danesi, francesi e cinesi) suggeriscono che l’assunzione di ibuprofene si può associare ad alterazioni della salute riproduttiva

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nell’uomo, in particolare nei giovani maschi. Tale fenomeno sarebbe imputabile agli effetti anti-androgeni degli analgesici. A questa conclusione gli autori dello studio sono giunti con una combinazione di trial clinici controllati, condotti con approccio sia ex vivo che in vitro.

L’assunzione di ibuprofene in particolare sarebbe responsabile dell’alterazione di una serie di importanti aspetti della funzione testicolare, tra i quali la produzione di testosterone. Più in dettaglio, questo farmaco determina una repressione trascrizionale selettiva delle cellule endocrine del testicolo, fatto questo che a sua volta provoca un aumento degli ormoni ipofisari . Il risultato di questa complessa ‘reazione a cascata’ endocrina è uno stato di ‘ipogonadismo compensato’, situazione finora osservata solo nel maschio anziano e associata a disturbi sia fisici, che riproduttivi. Secondo gli autori si tratta di un effetto reversibile per assunzioni di breve durata ma non è escluso che per assunzioni prolungate questi effetti possano diventare irreversibili.

Si tratta di uno studio importante sia perché attira l’attenzione su un effetto indesiderato dei FANS finora poco conosciuto, sia perché che riguarda potenzialmente un enorme numero di persone. Questo lavoro fornisce inoltre una spiegazione, almeno parziale, del crescente fenomeno dei disturbi riproduttivi maschili che affligge il mondo occidentale e che risulta ancora in gran parte inspiegabile.

Erma Z. Drobnis, professoressa di medicina riproduttiva e fertilità presso la University of Missouri (Columbia, USA), intervistata dalla CNN per un commento su questo studio ricorda che è ormai noto come alcuni farmaci abbiano un effetto negativo sull’apparato riproduttivo maschile (testosterone, oppioidi, antidepressivi, antipsicotici, immuno-modulatori, cimetidina) ma che raramente i medici ‘ricordano’ di far cenno a questi effetti indesiderati. I potenziali padri insomma dovrebbero evitare di assumere acetaminofene, cimetidina e adesso anche ibuprofene, secondo l’esperta.

Studi condotti in passato hanno dimostrato che l’esposizione durante la vita fetale ad analgesici deboli (aspirina, acetaminofene, ibuprofene) si

associa ad effetti anti-androgenici e a malformazioni congenite; finora non erano noti però gli effetti di questi anti-dolorifici da banco nell’adulto.

Lo studio si PNAS in dettaglio

In questo lavoro pubblicato su PNAS gli autori hanno dimostrato che la somministrazione di ibuprofene a giovani maschi provoca uno stato di ‘ipogonadismo compensato’, condizione frequente nell’anziano e foriera di disturbi sia fisici che della sfera riproduttiva.

L’ibuprofene viene spesso somministrato agli atleti (compresi quelli olimpici e i giocatori di calcio) prima di un evento per prevenire i dolori. Per questo i ricercatori hanno voluto indagare se questa prassi, ormai consolidata, potesse provocare delle conseguenze ai soggetti che fanno uso abituale di questi farmaci. A tale scopo hanno arruolato 31 maschi (volontari) di età compresa tra i 18 e i 35 anni; a 14 di loro è stata somministrata una dose di 600 mg di ibuprofene due volte al giorno (quella normalmente assunta dagli atleti, nonché il massimo dosaggio raccomandato nel foglietto illustrativo del farmaco) per due settimane; gli altri 17 soggetti fungevano da gruppo di controllo.

Al termine di questo periodo, i livelli dell’ormone ipofisario LH (ormone luteinizzante) e di ibuprofene sono risultati correlati, mentre parallelamente è risultato diminuito il rapporto testosterone/LH (segno di una disfunzione testicolare). Queste alterazioni ormonali descrivono appunto la condizione di ipogonadismo compensato che, oltre a determinare disturbi della sfera riproduttiva può provocare depressione ed esporre ad un aumentato rischio di scompenso cardiaco e ictus.

In una seconda parte dello studio gli autori hanno utilizzato degli espianti di testicolo adulto che sono stati esposti o meno all’ibuprofene; in questo modo è stato possibile dimostrare che l’esposizione all’ibuprofene riduce l’attività endocrina delle cellule di Sertoli e di Leydig del testicolo; la produzione di testosterone risulta ridotta attraverso la repressione trascrizionale. Lo stesso effetto è stato osservato in una linea cellulare steroidogenica umana. fonte quotidiano sanità

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