newslogo

Sclerosi multipla e disturbi sessuali

I disturbi sessuali femminili sono molto frequenti nelle pazienti che soffrono di sclerosi multipla (SM) rispetto alla popolazione generale o alle persone sane. Ciò nonostante, fino al 63% delle pazienti non parlano mai delle proprie difficoltà sessuali ai loro medici e questo è un male, in primis perché non possono ricevere i trattamenti necessari e poi perché impediscono la diagnosi di altre malattie collaterali, come le malattie cardiovascolari, la dislipidemia o il diabete, di cui le disfunzioni sessuali possono essere un sintomo.

La sclerosi multipla è la più comune causa di disabilità neurologica progressiva in giovani adulti. I pazienti con SM soffrono di vari sintomi, tra cui deficit muscolo-scheletrici (spasticità, debolezza muscolare), disfunzioni autonomiche (sistema gastrointestinale, e genito urinario) ed inoltre dolore, affaticamento, disturbi cognitivi ed emotivi, depressione. A questi possono essere aggiunti gli effetti collaterali dei farmaci, che possono influenzare la funzione sessuale, direttamente o indirettamente.

Le disfunzioni sessuali nella SM sono state classificate come conseguenze correlate alla malattia.

Le conseguenze primarie sono dovute ai cambiamenti neurologici sulla funzione sessuale. Esse riguardano alterata sensazione genitale, diminuito desiderio sessuale, ridotta lubrificazione vaginale e disfunzioni orgasmiche.

Le conseguenze secondarie corrispondono ai cambiamenti fisici correlati alla SM, che indirettamente influiscono sulla risposta sessuale. Essi includono affaticamento, indebolimento muscolare, disfunzioni genito-urinarie e intestinali, ridotta mobilità, dolore ed effetti collaterali dei farmaci.

Le conseguenze terziare si riferiscono agli aspetti psicologici, emotivi, sociali e culturali, che indirettamente possono influenzare l’esperienza e la percezione della sessualità. Questi sono dovuti ai cambiamenti nell’immagine corporea, sentimenti di rabbia nel sentirsi meno attraenti, diminuita fiducia, preoccupazioni per soddisfare sessualmente il partner, difficoltà di comunicazione con il partner, senso di colpa, sentimenti di dipendenza e depressione.

Le disfunzioni sessuali nelle donne con SM contribuiscono a peggiorare la qualità della loro vita. Gli studi rivelano che dal 34% all’85% delle donne con SM segnalano almeno una disfunzione sessuale. Altri studi riportano la presenza di uno o più sintomi di disfunzioni sessuali nell’ 84,6% dei casi, la presenza di cinque o più disfunzioni sessuali nel 34,8% dei casi, più di 10 disfunzioni sessuali nel 12,9% delle donne malate di SM.

In termini di disfunzioni, il desiderio sessuale ipoattivo riguarda dal 31,4 al 74,4% delle donne, la diminuita lubrificazione interessa dal 35,7 al 48.4% delle pazienti, mentre la disfunzione orgasmica è segnalata in un range che va dal 37% al 44,9% di donne, la dispareunia riguarda un range che va dal 31% al 72% dei soggetti nei vari studi che si sono occupati dell’argomento. Ad esempio, Tzortzis et al riportano che il 34,9% delle donne recentemente diagnosticate con la SM hanno disfunzioni sessuali, mentre Çelik et al riportano un dato del 43% e Merghati-Khoei et al. parlano dell’87,1% di disfunzioni sessuali in donne con SM.

Le disfunzioni lamentate sono soprattutto la mancanza di interesse sessuale, l’orgasmo ritardato o una diminuzione della lubrificazione. Una diminuzione generale della sensazione genitale è stata riscontrata in una percentuale che va dal 26,9% al 47,3% delle donne con SM.

Altri studi rivelano che dal 29,1% al 32,5% dei soggetti hanno difficoltà secondarie, tra cui difficoltà di movimento, dolore, sensazioni di bruciore, disfunzione intestinale e menomazioni della memoria; dal 24,8% al 29,5% delle donne con SM hanno difficoltà terziarie, tra cui la mancanza di fiducia in sé stesse, la paura del rifiuto e la preoccupazione di soddisfare sessualmente il partner.

L’utilizzo di questionari standardizzati permette di valutare le disfunzioni sessuali, minimizzando le barriere di comunicazione fra pazienti e medici. Essi sono: Multiple Sclerosis Intimacy and Sexuality Questionnaire (MSISQ-19), il Female Sexual Function Questionnaire (SFQ28), l’Expanded Disability Status Scale (EDSS) per la disabilità, il Patient Determined Disease Steps (PDSS) et la Performance Scale (PS) senza dimenticare la Functional Independence Measure (FIM). La valutazione della funzione sessuale può essere effettuata attraverso il Sexual Satisfaction Survey (SSS).

L’età anagrafica non è un fattore determinante per le disfunzioni sessuali di donne malate di SM, mentre lo è al contrario la durata della malattia. Mohammadi et al. hanno scoperto una correlazione fra disfunzioni sessuali e SM in donne che avevano ricevuto la diagnosi da 9 anni. Çelik et al. riportano invece che la proggressione della malattia correla solo con i disturbi secondari (disfunzioni vescicali e intestinali, spasticità, dolore, ansia e depressione, effetti collaterali del farmaci) che contribuiscono a creare disfunzioni sessuali nelle donne con SM.

Le disfunzioni della vescica sono spesso riportate come un impedimento all’attività sessuale. Borello-France et al. hanno tuttavia scoperto che le donne più stressate dall’incontinenza urinaria avevano livelli di eccitazione e di orgasmo maggiori rispetto a donne che avevano meno problemi in questo specifico aspetto e per questo ritengono che tali problemi non portino anorgasmia, sebbene Giannantoni et al. abbiano invece riscontrato che vi sia una correlazione fra problemi di incontinenza e disfunzioni sessuali, sia negli uomini che nelle donne.

Tenuto conto della natura compessa del funzionamento sessuale femminile, molti autori suggeriscono l’importanza del trattamento psicologico, ma anche psicosociale. Sevène et al. insistono nel dire che le disfunzioni sessuali sono associate non soltanto a delle modificazioni imputabili alla malattia, ma anche al contesto psicosociale del paziente.

Esistono molte ricerche sulla disfunzione erettile, ma poche sulle disfunzioni sessuali femminili in soggetti malati di SM.  (Gli studi sul sildénafil hanno ad esempio dimostrato che esso può essere usato in tutta sicurezza per curare la disfunzione erettile in malati di SM).

DasGupta et al. hanno constatato che si possono avere dei miglioramenti importanti relativi alla lubrificazione, ma che essi da soli non migliorano l’orgasmo o la qualità della vita. I sintomi legati alla secchezza vaginale, la sensazione di bruciore e la dispareunia possono essere attenuati utilizzando dei lubrificanti, o sottoponendosi a terapia ormonale sostitutiva. E’ stato dimostrato che l’estrogeno topico migliora la sensibilità clitoridea e attenua il dolore durante il coito.

Molti uomini e donne con sclerosi multipla si sono serviti, per migliorare il piacere sessuale, di vibromassaggiatori (19,1 %), farmaci (principalmente gli inibitori della PDE5) (14,8 %) e consulenza sessuale (4,1 %). Nonostante la disfunzione, Mattson et al. hanno constatato che il 45 % delle donne con SM hanno un elevato livello di soddisfazione sessuale. Questi autori raccomandano la considerazione dei molteplici aspetti che causano la disfunzione sessuale femminile.

Bronner et al. et Zemishlany e Weizman hanno messo in guardia contro gli effetti indesiderati dei trattamenti antidepressivi, che rischiano di ritardare o addirittura sopprimere l’orgasmo. Questi trattamenti dovranno essere dunque dati a dosi ridotte o in combinazione con preparati serotoninergici.

Çelik et al.raccomandano ai clinici che si occupano di salute sessuale di tener conto dell’affaticamento, della spasticità, della mancanza di coordinamento, della disfunzione vescico-sfinterica, del dolore e del bruciore nelle zone non genitali del corpo. Alle donne con SM può essere consigliato di programmare per tempo le loro attività, facendo particolare attenzione al momento scelto per fare sesso, alle posizioni del corpo e alla stanchezza. Queste pazienti vanno inoltre consigliate sugli accessori sessuali da utilizzare e sul modo per prevenire l’incontinenza urinaria e fecale, che potrebbe guastare l’esperienza sessuale in compagnia dei loro partners. Inoltre, poiché le donne in genere sanno molto meno sulla propria anatomia genitale rispetto agli uomini, esse potranno essere utilmente consigliate sul modo di evitare emissioni involontarie durante il raporto sessuale.

DasGupta e Fowler ritengono che comunicazioni franche e aperte fra professionisti della salute e pazienti possano dare luogo a soluzioni pratiche, come la posizione migliore da utilizzare, l’utilizzo intelligente del catetere e l’ansia legata all’incontinenza.

Tenuto conto del sintomo dell’affaticamento, il rapporto sessuale potrebbe essere suggerito al mattino, piuttosto che nel pomeriggio o alla sera. Mazzariol et al. suggeriscono di introdurre le pazienti al piacere erotico ricavato dalla stimolazione di aree non genitali. Bronner et al. suggeriscono altre opzioni sessuali per arrivare al piacere e rinforzare l’intimità di coppia, diversi dal coito.

Esmail et al. hanno constatato che le coppie nelle quali esiste una buona comunicazione riescono ad avere risultati soddisfacenti nella vita intima. Foley et al. hanno dimostrato che la psicoterapia può essere utile per migliorare la comunicazione, l’intimità di coppia e la soddisfazione sessuale. Christopherson et al. suggeriscono alle donne con SM di scrivere un diario che raccolga tutte le loro preoccupazioni e ansie sessuali, che poi possono condividere con il proprio partner: questo migliorerà l’accettazione, l’intimità e la sicurezza nella coppia.

Guo et al. suggeriscono l’utilizzo del modello concettuale conosciuto come PLISSIT, che mette l’accento su permesso,  informazioni limitate, suggerimenti specifici e terapia intensiva, per migliorare gli aspetti sessuali.

Va tenuto infine presente che, nonostante la malattia, le donne con SM restano esseri umani capaci di amare, di coinvolgersi in relazioni di coppia, di avere esperienze intime e sessuali.

Scopo della terapia sessuale non deve essere il raggiungimento di una risposta sessuale perfetta, ma piuttosto il miglioramento del piacere e della soddisfazione. Parte dell’intervento dovrà sempre includere le parti informative e anche il riconoscimento dei bisogni sessuali delle donne malate e dei loro partners, che vanno sempre incoraggiati ad esprimersi sulle loro difficoltà. Più la donna con SM è informata sulla sua malattia e sul suo funzionamento sessuale, più essa avrà delle chances nel raggiungere un migliore adattamento sessuale.

fonte il sesso e l’amore

Salute sessuale delle donne in terza età

A partire dagli studi di Masters e Johnson fino ai giorni nostri, molte ricerche hanno ormai dimostrato che l’attività sessuale continua anche negli anni d’argento, come si usa dire con un eufemismo.

Nel 1966, Masters e Johnson studiarono l’attività sessuale di 34 donne e 39 uomini di più di 50 anni, per un periodo di quattro anni. In considerazione delle dimensioni ridotte del campione, i ricercatori specificarono che erano solo in grado di “suggerire una impressione clinica, piuttosto che chiarire un fattore biologico”. L’impressione clinica più importante che essi offrirono è che i processi di invecchiamento fisiologico non precludono l’attività sessuale nella vita più anziana, e perfino che l’invecchiamento può anche portare benefici potenziali alla risposta sessuale.

Il desiderio sessuale nelle donne si mantiene nel tempo: Thompson et al (2011) infatti hanno scoperto che l’autopercezione della qualità della vita e della soddisfazione sessuale si mantengono inalterate anche se vi sono cedimenti per quanto riguarda la salute fisica ed alcune abilità cognitive nel campione di donne esaminato, che va dai 60 agli 89 anni. Molti altri studi su donne anziane hanno confermato questi risultati (per esempio, Heiman et al., 2011; Trompeter, Bettencourt & Barrett-Connor, 2012).

Naturalmente, problemi di salute legati all’invecchiamento, come l’artrite o altre malattie che deformano l’immagine del corpo, possono produrre nella donna anziana effetti simili a quelli vissuti dalla donna più giovane dopo una mastectomia. Per la donna in post-menopausa può essere sicuramente consigliabile usare dei lubrificanti anche se la secchezza vaginale non è l’unico problema: alcune donne possono avere assottigliamento o addirittura atrofia delle pareti vaginali.

Bachmann e Nevadunsky (2000) hanno scoperto che fino al 40% delle donne in postmenopausa hanno sintomi di vaginite atrofica.
Queste donne corrono anche un maggior rischio di sviluppare una condizione chiamata Lichen sclerosus genitale, un disturbo dermatologico cronico che colpisce in particolare la zona genitale e anale. La patologia di solito si presenta con chiazze bianche, pruriginose, dolenti sulla pelle delle zone interessate. Le donne affette da lichen sclerosus grave possono avere cicatrici che restringono la vagina, provocando dolore e sanguinamento durante i rapporti: tuttavia anche questo disturbo può essere rimosso con una terapia a base di creme o unguenti o, nei casi più gravi, un intervento chirurgico, da eseguirsi dopo una terapia farmacologica.

Anche se il trattamento di patologie come il Lichen sclerosus genitale non è redditizio, le aziende farmaceutiche hanno comunque sviluppato un interesse economico nel target delle donne anziane sessualmente attive, identificando potenziali mercati per il trattamento medico del calo del desiderio, della ridotta frequenza dell’orgasmo e della secchezza vaginale.

Kuzmarov e Bain (2008) hanno affrontato il tema dell’eccitazione femminile e della risposta sessuale, raccomandando la terapia ormonale per correggere gli scarsi livelli di desiderio. Dopo aver dedicato alcune pagine alla terapia del testoterone, questi autori ammettono brevemente che potrebbero esserci anche problemi psicosociali nella definizione della risposta sessuale femminile e che i livelli della lubrificazione e degli androgeni non necessariamente correlano con il grado di interesse sessuale o con l’eccitazione della donna.

Per quanto riguarda la medicalizzazione della disfunzione sessuale femminile, le aziende farmaceutiche hanno cercato un trattamento magico equivalente a quello delle pillole blu per gli uomini. Probabilmente in questa ricerca essi hanno trascurato qualcosa di fondamentale, vale a dire le famose “questioni psicosessuali”, che non hanno nulla a che fare con gli aspetti medici. (Tiefer, 2001).

Le donne anziane che trovano un nuovo partner possono essere piacevolmente sorprese dalla loro risposta fisica. Una donna che viveva da anni un rapporto senza passione, con mancanza di lubrificazione (e desiderio), può ritrovarsi lubrificata senza sforzo con un nuovo partner, dimenticandosi il lubrificante e, caso più grave, il preservativo (molte donne anziane si ammalano di malattie a trasmissione sessuale perché pensano al preservativo unicamente come ad uno strumento per il controllo delle nascite).

Fang, Oliver, Jayaraman e Wong (2010) hanno riferito che tra il 1997 e il 2007, le malattie a trasmissione sessuale in Canada sono aumentate con tassi più elevati tra persone di 40-59 anni di età rispetto a gruppi di popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Von Simson e Kulasegaram (2012) citano studi che mostrano un aumento dei casi di sifilide, clamidia e gonorrea in Gran Bretagna, USA e Canada nella fascia d’età 45-64 anni. Essi segnalano che “c’è stato anche un aumento di casi di HIV fra gli over 50, con il 20% di persone in più che hanno avuto accesso alle terapie per l’HIV e un aumento dell’82% rispetto ai valori del 2001…” e che “nuove diagnosi di HIV per le persone sopra i 50 anni sono più che raddoppiate tra il 2000 e il 2009″. Allo stesso modo, Bodley Tickell et al (2008) hanno scoperto che in meno di 10 anni, raddoppierà il tasso di malattie sessualmente trasmissibili in persone con più di 45 anni. Tutto questo per la mancata abitudine di usare il preservativo.

I ricercatori che lavorano presso il Sexual Health Promotion, National Survey of Sexual Health and Behavior presso l’Indiana University hanno scoperto che (Reece et al., 2010, pp. 266-276) “una su cinque fra le persone single sessualmente attive utilizza regolarmente il preservativo e solo il 12 per cento degli uomini e il 32 per cento delle donne riferisce di averlo usato in ogni rapporto”. Le persone di 45 anni e più hanno mostrato il più basso tasso di utilizzo del preservativo (Reece et al., 2010).

Nello stesso anno Jena, Goldman, Kamdar, Lakdawalla e Yang (2010) hanno scoperto che gli uomini che usano la fosfodiesterasi di tipo 5 (inibitori PDE5, come il Viagra) hanno avuto alti tassi di malattie sessualmente trasmissibili negli anni precedenti e successi all’utilizzo di questi farmaci.

Non sorprende tuttavia il fatto che le persone anziane non utilizzino metodi di di protezione contro le MTS, in particolare le donne: quando queste donne erano più giovani ed erano sessualmente attive, il virus dell’immunodeficienza umana/immuno deficienza sindrome acquisita (HIV/AIDS) non si conosceva e dunque anche le protezioni per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili non erano ampiamente divulgate come viene fatto oggi con i più giovani. (Le donne a quel tempo si documentavano soprattutto sui metodi anticoncezionali, come i dispositivi intrauterini o il diaframma).

I medici di base possono essere riluttanti a sollevare questioni di salute sessuale con persone anziane o incoraggiare i test di routine per le malattie sessualmente trasmissibili e anche quando le donne anziane si sottopongono al pap-test non sempre vengono esaminate le possibilità di essere colpite da malattie come la clamidia, che è considerata una patologia che riguarda le donne più giovani.

Indubbiamente non è facile, a prescindere dall’età, negoziare le pratiche sessuali più sicure con dei nuovi partner. È già imbarazzante per alcune donne chiedere ad un nuovo partner ciò che desiderano sessualmente, figurarsi il parlare di sesso sicuro: hai usato una protezione con tutte le tue partner ? Quante volte ti sei sottoposto al test? Quando è stata l’ultima volta che hai fatto il test e per quali malattie sessualmente trasmissibili? La cosa è sicuramente ancora più difficile per le donne anziane, specialmente in presenza di un partner più giovane.

A una conferenza sull’HIV nel 2009, una gerontologa, Kathleen Mairs, ha riferito di aver intervistato 299 canadesi con più di 50 anni, che erano andata in vacanza in Florida durante i mesi invernali  (Mairs, 2009) scoprendo che la maggior parte di loro erano sessualmente attive, e quasi la metà aveva avuto almeno un nuovo partner nel periodo di vacanza. Secondo il “Senior HIV Intervention Project” di Fort Lauderdale, Florida le donne con più di 60 anni rappresentano uno dei gruppi più a rischio per le malattie a trasmissione sessuale (Agate, Mullins, Prudent, & Liberti, 2003).

La secchezza vaginale inoltre aumenta il rischio di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili. Un esempio è quello dell’HIV, che attacca i globuli bianchi. Con un maggior numero di globuli bianchi nel luogo dell’infezione, la vagina irritata e infiammata  facilita l’accesso diretto del virus al flusso sanguigno.

Il problema è che la maggior parte delle persone non sono consapevoli di avere un’infezione. Ad esempio, il 75% delle donne con infezione da clamidia sono asintomatiche. Ciò suggerisce che chiedere alle potenziali partner se sono “sane” è del tutto inutile.

Le difficoltà che incontrano le donne anziane che vivono in modo indipendente sono significative, ma questi problemi sono aggravati quando esse vivono in strutture di assistenza a lungo termine. Gli operatori sanitari spesso ricevono una formazione insufficiente o inadeguata per quanto riguarda la salute sessuale delle persone anziane. Le richieste per la formazione sono spesso motivate dalla paura che i caregivers possano infettarsi attraverso i fluidi corporei dei pazienti. Con l’invecchiamento della popolazione, un numero crescente di persone anziane con epatite B e HIV/AIDS entrerà in strutture di assistenza a lungo termine. Ciò suggerisce che l’esigenza di formazione degli operatori sanitari sulla salute sessuale necessariamente aumenterà.

La formazione iniziale dovrebbe concentrarsi su questione relative alla salute e alla sicurezza, per poi concentrarsi sullo sviluppo delle abilità di comunicazione dei caregivers, per consentire loro di sentirsi a proprio agio nel parlare di sessualità con i pazienti anziani.

Quanto alla gestione delle attività sessuali dei residenti in un ospizio, in genere si opta per il lassez faire, essendo tutte le persone abbastanza mature e consapevoli di quello che stanno facendo. Giustamente, essi hanno bisogno di mantenere una loro privacy riguardo alla vita sessuale. Il problema si pone quando la vita sessuale riguarda persone con funzioni cognitive compromesse: il consenso all’attività sessuale è dato volontariamente o attraverso una coercizione? Questo è quello che fondamentalmente gli operatori devono cercare di comprendere, per riconoscere e segnalare eventuali abusi, che sono tutt’altro che infrequenti.

L’Advocacy Centre for the Elderly in Canada ha scoperto casi in cui le donne affette da demenza subivano aggressioni a sfondo sessuale, anche da parte del coniuge. Che dire poi del comportamento da tenere con le donne lesbiche o transgender? Una maggiore formazione degli operatori sulla sessualità delle persone anziane è quanto mai necessaria.

 fonte il  sesso e l'amore

Fantasie sessuali: perché coltivarle?

Fantasie sessuali: perché coltivarle

Rappresentano una risorsa per la coppia, un modo per nutrire l'erotismo e abbassare le inibizioni. E oggi le differenze tra quelle femminili e maschili sono sempre meno

Le fantasie sessuali appartengono a tutti, in modo più o meno e consapevole. Non sono esclusiva del mondo maschile, anche se questo è stato raccontato spesso, soprattutto nel passato. Sono espressione della vita interiore, attingono al nostro immaginario, sono rappresentazioni dei desideri. E le ricerche dicono che più ci dedichiamo alle fantasie, più ne produciamo, più diventiamo aperti, creativi e soddisfatti. Perché le fantasie ci possono aiutare, rappresentano una risorsa per la coppia, un modo per nutrire l'erotismo e abbassare le inibizioni. Sono sensazioni, idee, immagini in parte attinte da qualcosa che viene da fuori, che suscita emozioni, ci coinvolge e ci eccita. Ma poi rielaborate per diventare un'espressione autentica di noi, per "sceneggiare" qualcosa di nostro.

Per alcuni le fantasie sono ingombranti, vengono vissute come un problema. Per altri diventano una preoccupazione se non ci sono. E poi la difficoltà di comunicarle, l'imbarazzo oppure la convinzione di doverle tenere nascoste, custodite in segreto, inaccessibili agli altri, quasi una vergogna. Eventualmente da condividere solo con alcuni, quasi sempre al di fuori della coppia. Perché alle volte sono sentite come una pericolosa rivelazione di noi, delle nostre tendenze, anche delle "deviazioni". 

Eppure le fantasie non sono segno di blocchi, difficoltà, problemi sessuali. Sono piuttosto energie che ci spingono alla sessualità, esaltandone la forza e il coinvolgimento. Alle volte spontanee, nascono da sole, altre guidate e volontarie, ci fanno "volare", staccare dalla lucidità, dalla prevedibilità e da schemi ripetitivi, tutte cose che non ci permettono di "perdere la testa". Sono desideri da raccontare e raccontarsi, giochi che regalano intensità al rapporto, permettendo di scambiarsi qualcosa di intimo e di entrare veramente nell'altro. Uno spazio psichico personale nel quale muoversi liberamente, decidendo chi, quando e se far entrare altri. Non sempre sono agite. E non sempre c’è il desiderio di concretizzarle nella realtà. Forse il loro potere sta proprio nel fatto di rimanere vive essenzialmente nella fantasia. I contenuti possono essere più o meno trasgressivi. Alcuni – così sembra - più ricorrenti nei maschi, altri nelle femmine, con possibilità infinite. Esprimono le alternative, lo spingersi oltre, l'inoltrarsi dentro di noi. Immagini che spesso non ci concediamo o censuriamo. Che vanno oltre il concetto di normalità, hanno soltanto significati personali. 

Le fantasie, comprese quelle sessuali, sono tra le nostre espressioni più libere. Perché anche i pensieri non sempre sono così liberi. Immaginare di fare l'amore con sconosciuti, di essere prese con la forza, di fare sesso in posti inconsueti, di esibirsi, risultano, secondo numerosi studi, le fantasie più comuni tra le donne. Vuol dire che le donne immaginano di più su cosa un uomo può fare loro, eccitandosi sul desiderio maschile. E che sono più “cerebrali”. Sembra che gli stereotipi sessuali siano presenti anche nell’immaginazione femminile.

Ma visti i cambiamenti culturali, sociali e sessuali in atto, ci sono buoni motivi per pensare che oggi i due sessi vivano immaginazioni simili o comunque non così marcate “da uomo” e “da donna”, oltre a considerare che le donne sono molto più creative, produttive e sorprendenti e anche meno scontate e legate alle performance. Certo quando le fantasie risultano il motivo dominante se non esclusivo del rapporto con l'altro, e prendono il sopravvento virando in fissazione, costrizione, prevaricazione, allora diventano comportamenti patologici sui quali è necessario intervenire. Una fantasia deve regalare libertà, a chi la vive e a chi la condivide. Altrimenti è un'altra cosa.

 fonte repubblica

Pagina 323 di 336

Marco Rossi sui Social Network

 

facebook logo detail ios homescreen icon

unnamed pinterest-icon

 

Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

label-psicologo

Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

Marco Rossi e il Centro Medicina Sessuale

10177450 644754452262215 609929187 n

 

Marco Rossi su Run Radio

runradio

mercoledi ore 11,55

Marco Rossi su Radio M2O

IMG 0307

Venerdi ore 9,15

Impotenza

Istruzioni per l'uso

E' possibile scaricare l'applicazione gratuitamente su iTunes

Eiaculazione Precoce

Istruzioni per l'uso

E' possibile scaricare l'applicazione gratuitamente su iTunes

Cerca nel sito

Acquarelli Erotici

Realismo Idealista a Zagabria

 Acquarelli Erotici

Prossimi Incontri ed Eventi

Giovedì 13 Aprile, il Dott. Rossi parteciperà all'inaugurazione della mostra DRAWJOB L’eros spiegato da 22 illustratori, 6 scrittrici, 2 esperti e 1 film, presso Spazio Tapirulan
Corso XX Settembre 22, Cremona

info a questo LINK 

------------------------

Martedì 9 Maggio,  presso l’elegantissimo Chervò Golf Hotel spa & resort San Vigilio in località Pozzolengo  (a 5  min dall’uscita autostrada di Sirmione , BS), il Dott. Rossi terrà un incontro, con apericena, dal titolo EROS SENZA TABU' UN PERCORSO VERSO IL PIACERE. L'incontro, realizzato in collaborazione con La Chiave di Gaiasi pone come obiettivo quello di stimolare, interagire, incuriosire, informare ed arricchire la conoscenza verso l’argomento Eros senza Tabù . Per info e iscrizioni seguite questo link

 

 

Organizzazione Conferenze Incontri ed Eventi

ORGANIZZAZIONE CONFERENZE INCONTRI ED EVENTI
Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

Organizzazione Conferenze Incontri ed Eventi

Go to top