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Le coppie all'antica fanno più sesso

Lui lavora, lei si occupa della casa e dei figli. Insomma: una coppia in cui i ruoli sono tradizionali e all´antica. Un cliché superato e perdente? Tutt´altro, almeno in fatto di sesso. Sì, perché sarebbe proprio questo tipo di coppie ad avere il primato delle prestazioni sessuali, rispetto ai partner più moderni, che lavorano entrambi e sono sempre molto impegnati. Lo sostiene una ricerca condotta negli Stati Uniti della University of Washington, pubblicata sulla rivista scientifica "American Sociological Review".

Gli studi

Da studi precedenti risultava che alcuni mariti facessero più sesso quanto più si dedicavano alle faccende domestiche. E secondo gli scienziati ciò poteva significare che gli uomini usavano il sesso come "merce di scambio" per occuparsi di queste mansioni.

Secondo il nuovo studio, invece, il sesso è l´esatto opposto, qualcosa legato ai ruoli che i partner si sono dati all´interno della coppia. Le coppie che seguono ruoli di genere tradizionale, con le mogli che fanno le pulizie, si dedicano alla cucina e allo shopping, mentre gli uomini che curano il giardino, pagano le bollette e sistemano l´auto, hanno riferito una maggiore frequenza di rapporti sessuali.

La ricerca ha coinvolto 4500 coppie eterosessuali con età media del marito di 45 anni e della moglie di 44. Nelle coppie in cui c´erano ruoli non tradizionali, c´erano rapporti sessuali circa cinque volte al mese. In quelle in cui i ruoli erano di impostazione più classica, i rapporti sessuali avevano una frequenza mensile 1,6 volte superiore.

Il rapporto tra ruolo familiare e sesso

"In particolare, sembra che le identità di genere di mariti e mogli si esprima attraverso le cose che fanno in casa e questo potrebbe anche contribuire a strutturare il comportamento sessuale", ha spiegato Julie Brines, autrice dello studio. fonte staibene

 

 

La mappa del sesso per le Italiane

La tendenza è in atto da alcuni anni  ma non è uniforme in tutta Italia.  E dopo una indagine  che fino a pochi anni fa piazzava  i maschi piemontesi ai vertici della classifica regionale,  tornano ora in auge i siciliani, seguiti a ruota dai romani. Ma perché il sesso  è sempre meno praticato?  E perché in alcune regioni di più ed in altre meno?

Diventano sempre più rari gli incontri fra le lenzuola

In media, oggi, in un mese le coppie  italiane  hanno da 1 a 3 rapporti sessuali, contro i 5-7 di 20 anni fa.

Secondo Emilia Degennaro, ricercatrice del BBC Center che ha condotto uno studio per la Schering su 1.814 donne, durante il congresso di Berlino sui 40 anni della pillola in Europa, la qualità del sesso in Italia  nonè il problema principale; il problema è la quantità. Le italiane, rispetto alle donne francesi, ritengono la propria vita sessuale buona o ottima (rispettivamente per il 60% e oltre il 20%). Ma, ha sottolineato la studiosa, "per il 18,5% delle italiane, il sesso serve a trovare una maggiore vicinanza col partner, mentre solo per il 22,4% il suo scopo è dare e avere piacere fisico".

"La gente non fa più l´amore - ha aggiunto Pier Giorgio Crosignani, direttore della cattedra di Ginecologia e ostetricia dell´università di Milano - e pensa in modo diverso alla riproduzione: in Italia e Spagna si hanno i livelli più bassi di fertilità in Europa e, se continuiamo così, in 25 anni saremo 10 milioni di meno".

 I piemontesi vivono il sesso in modo gioioso

Secondo   l’indagine “Gli italiani, i rapporti sessuali e la disfunzione erettile” condotta da Astra Ricerche con il contributo di Lilly, i campioni di passionalità sotto le lenzuola sarebbero (a sorpresa) i piemontesi. L’indagine ha individuato nei piemontesi “Positive sex people”, perché vivono in maniera gioiosa e positiva la sfera della sessualità.

Tra le condizioni che rendono i rapporti sessuali più validi e soddisfacenti, al primo posto (il 73% degli intervistati) “se i partner fanno l’amore in modo spontaneo”, al 2° posto (65% ) ha indicato “se i partner fanno l’amore con passione”, al 3° posto  il 56% “se i partner fanno l’amore quando sorge il desiderio”.

Il problema è che la buona nomina dei piemontesi deriva da quello che dichiarano gli stessi uomini.

Un’altra ricerca , infatti, declassa i piemontesi, soprattutto sentendo il parere delle loro donne.  In un’altra indagine ("La medicina della sessualità come paradigma del benessere globale")  condotta nel Lazio e in altre 5 Regioni (Liguria, Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia) per valutare l'atteggiamento di uomini e donne nei confronti dell'eiaculazione precoce il sesso degli uomini piemontesi esce abbastanza male  perché lascia 4 donne su cinque insoddisfatte a vantaggio dei siciliani, dei laziali, dei pugliesi e dei liguri.

I romani passionali ma un po’ troppo frettolosi

Che fossero passionali si sapeva, ma non si sapeva che gli  uomini laziali  fossero anche così frettolosi .  Basti pensare che una coppia su quattro non raggiunge il piacere, anche se ha in media 96 rapporti sessuali all'anno. Il motivo? Lui si accende di passione ma si spegne troppo presto. Per 380mila coppie laziali il sesso non dura infatti più di due minuti.

I dati dell'indagine mostrano innanzitutto che i laziali sono poco soddisfatti della loro vita sessuale: circa il 75% non è contento di ciò che accade sotto le lenzuola, soprattutto gli adulti fra i 20 e i 50 anni. L'insoddisfazione sessuale è una mina vagante nei rapporti a due: il 62% dei laziali ammette difficoltà di coppia per colpa del suo problema e il Lazio risulta peraltro la Regione dove il problema è più sentito dagli uomini.

 Il 68% si sente insicuro a letto e solo i piemontesi sono ancor meno a proprio agio fra le lenzuola (69%). Il 46% degli uomini ammette che il disturbo nuoce alla coppia, che in un caso su due smette di frequentare gli amici o cerca di distrarsi con i viaggi (i laziali, con il 29%, sono quelli che più spesso cercano di scappare dal loro disturbo).

Finché molti addirittura si separano: succede al 9% dei laziali e in percentuali simili anche nelle altre Regioni. "L'eiaculazione precoce è il disturbo sessuale maschile più comune e comporta molta frustrazione in entrambi i partner", spiega Vincenzo Gentile, direttore del Dipartimento di Ginecologia e Urologia dell'Università Sapienza di Roma. "L'uomo - aggiunge l'esperto - diventa insicuro e perde autostima, lei reagisce con rabbia e aggressività. Tutto ciò crea tensioni che possono portare alla crisi della coppia, tanto che il 9% delle donne si separa e il 7% ha rapporti extraconiugali".

Una donna su 2 a Roma non raggiunge l’orgasmo ma a Torino e Genova  va peggio

 L'impatto negativo dell'eiaculazione precoce colpisce infatti anche le partner, che spesso si sentono frustrate e arrabbiate: la percentuale di donne che riesce a raggiungere un orgasmo è del 52% e il 68% delle laziali ammette di essere insoddisfatta.

Le donne più "arrabbiate" a causa di questo disturbo sessuale sono le piemontesi, seguite dalle liguri e dalle pugliesi. Gli uomini più frustrati a causa di rapporti sessuali troppo rapidi sono invece i liguri (76%). Lato soddisfazione del rapporto sessuale: l'81% dei piemontesi e l'80% dei liguri si dichiara insoddisfatto rispetto al 76% e 75 dei laziali e dei siciliani. Dato comune a quasi tutti gli intervistati: non sanno che esistono soluzioni efficaci. Fonte staibene

Dipendenza femminile da pornografia

Porno online, dipendenza anche per le donne  Secondo uno studio tedesco il fenomeno non riguarda solo i maschi: di foto e video in rete abuserebbe il 17%, spesso sviluppando atteggiamenti di ipersessualità

Non solo gli uomini. Che anche le donne potessero sviluppare una qualche forma di dipendenza dalla pornografia era noto. E oggi la casa della pornografia è sostanzialmente il web. Ora uno studio firmato dalla Duisburg-Essen University, in Germania, si lancia oltre. Raccontando come la fruizione pesante di materiale pornografico online potrebbe addirittura rendere alcune donne ipersessuali, spingendole cioè a impiegare molto tempo in fantasticherie erotiche. E non solo.

Questo genere di disturbo della personalità, secondo gli scienziati tedeschi, somiglia infatti molto a quella più volte osservata in ricerche passate negli uomini. Si sostanzia non solo nella continua necessità di fruire di questo genere di prodotti, video e foto, ma anche nell’eccessiva masturbazione e nella promiscuità. Stando all’indagine, pubblicata sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, la porno dipendenza è più preoccupante del previsto: se ne dice colpito il 17% delle donne.

La ricerca ha ruotato intorno a 102 giovani donne fra i 18 e i 29 anni divise in diversi gruppi: uno consumatore di materiale pornografico online, un altro privo di quest’abitudine e altri due composti in base all’uso di strumenti di cybersex come chat, webcam o portali di incontri. Diversi i test e le verifiche messe in campo, in particolare rispetto ai livelli di eccitazione riscontrati alla vista di 100 immagini pornografiche, divise in dieci diverse categorie e presentate in ordine casuale, e al successivo richiamo sessuale espresso tramite una votazione.

I risultati – hanno riferito i ricercatori – indicano che gli utenti abituali di porno in internet trovano le immagini pornografiche più eccitanti e hanno riportato maggiore desiderio rispetto ai non utilizzatori”. Non basta: il richiamo sessuale delle immagini, la sensibilità all’eccitazione e comportamenti problematici predicono spesso all’allargamento della dipendenza a strumenti di sesso online. fonte vanityfair

 

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Marco Rossi è Presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale

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