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La grammatica uccide il desiderio

ROMA – La grammatica può uccidere la libido. Una frase sbagliata può allontanare il partner che si vuole corteggiare tramite chat e sms. La scusa del T9 sembra essere ormai superata e agli occhi di molti poco credibile, perché non si può sbagliare un congiuntivo.

Gli errori grammaticali più anti-sesso sembrano essere diversi. Eccone alcuni:

Il congiuntivo sbagliato guadagna senza dubbi il primo posto. Le ‘o’ oppure le ‘a’ senza l”h’ sono decisamente improponibili come il mancato riconoscimento della ‘e’ come verbo essere (è).

È bene ricordarsi che “po’” va scritto con l’apostrofo e non con la ‘o’ accentata e che il verbo dare, invece, alla terza persona indicativa va accentato (dà). Fonte blitzquotidiano

Il porno rende stupidi

Internet ha portato il sesso hard alla portata di tutti e senza costo creando vere e proprie dipendenze sessuali che la medicina ha da tempo messo sotto osservazione per capirne l’effetto su di noi.


Dopo aver detto che l’eccesso di porno visivo riduce il desiderio, danneggia soprattutto la maturità dei giovani, incide sulla fertilità, ora l’ultima “verità” viene dal famoso Max Plant Institute di Berlino  dove i ricercatori hanno studiato la morfologia del cervello, le connessioni neurali e l’attività della nostra materia grigia  di un gruppo di soggetti selezionati fra forti consumatori di film  a luci rosse.


Ebbene, è emerso che  a farne le spese è  il cervello che riduce le connessioni tra un neurone e l’altro e dunque l’attività cerebrale che è correlata all’intelligenza: più attività neurale avviene nel cervello e più si è intelligenti; meno attività equivale a meno intelligenza.

Intanto va detto che gli osservati erano solo 64 giovani uomini e non anche giovani donne. E l’osservazione ha evidenziato che in tutti i soggetti sono stati osservati cambiamenti nel tessuto nervoso di quella parte del cervello detto “centro della ricompensa”. In poche parole,  è risultato che guardare troppi film porno rende stupidi rispetto a chi non ne guarda o ne guarda in misura moderata.


Il punto è però è proprio questo, come capire  quando la soglia da moderata diventa eccessiva?

ovvero il limire da non superare, la misura del consumo dannoso di film porno?


I ricercatori hanno così sentenziato che  la relativa “stupidità”, intesa come riduzione dell’attività del cervello rispetto a soggetti diversi, si  verifica quando il consumo di porno supera le 4 ore a settimana.


Ma subito dopo aver indicato la soglia,  da bravi scienziati che non escludono nulla, si sono chiesti se la riduzione dell’attività cerebrale osservata in chi indugia più di 4 ore a settimana sui siti porno è la causa dell’instupidimento o è l’effetto. Vale a dire se è la preesistente ridotta attività del cervello a causare la dipendenza dal porno visivo che si determina dopo aver consumato più di 4 ore di film a luci rosse a settimana.


Per il momento l’interrogativo resta aperto. I ricercatori osservano però che chi è nato con quest’area del cervello limitata potrebbe aver bisogno di maggiori stimoli per attivarla, inducendo una ricerca di appagamento attraverso  la pornografia , anche eccessiva.

Boom del porno in tutta Europa

Per il momento, il fenomeno dell'aumento della dipendenza dal porno  è certificato dai numeri solo in Gran Bretagna. Ma il numero di “porno-dipendenti”, quegli uomini che collezionano in maniera ossessiva immagini e filmati pornografici su computer o cellulari, aumenta anche nel resto d’Europa, Italia inclusa.

Il comportamento è innocuo solo in apparenza, perché in realtà mette a dura prova la relazione con la partner.

Secondo un´indagine di Bbc News effettuata su 43 terapisti specializzati, l´80% di questi esperti assicura che si tratta di un fenomeno reale e in crescita, che spinge le persone a stare più di otto ore al giorno su siti vietati ai minori.

La navigazione a luci rosse è oggi un sistema poco caro e sicuro per dare sfogo alle proprie manie di sesso: rispetto ai rapporti occasionali o al ricorso alla prostituzione, è un metodo che tranquillizza i sesso-dipendenti. Ma in realtà va a minare più a fondo i rapporti con la compagna, che si sente tradita e la maggior parte delle volte abbandona il partner per scarsa fiducia.


Ancora diffusa è anche la dipendenza dal sesso inteso in senso tradizionale, che si manifesta con la necessità di avere più rapporti, fino a 10-12 al giorno: una mania a cui la pornografia sembra sempre accostarsi, amplificandola con risultati ancora più negativi.

Le "mogli" dei preti

"E non venitemi a dire che è come stare con uno sposato, perché non è la stessa cosa: un'amante e una moglie combattono ad armi pari. Chi sta con un prete il suo uomo deve litigarselo con Dio in persona". Nelle parole delle donne che hanno scelto di vivere una relazione di amore o di sesso con un sacerdote ci sono, mescolate insieme, rabbia, impotenza, un pizzico di senso di colpa e una montagna di testardaggine. Le "mogli dei preti", che poi mogli non sono, ma piuttosto concubine, amanti, compagne, parlano dei loro amori proibiti, dei loro uomini a metà. Lo fanno con passione e sincerità, ma anche con paura. Non vogliono essere identificate con i loro veri nomi, si raccomandano mille volte di essere protette e nascoste da false identità, in un misto di paura e quieto vivere. Raccontano tutte storie diverse che però, stringi stringi, sono la stessa: quella di una bugia detta per caso a cui ne segue un altro milione. La storia di una relazione normale con alti bassi ripensamenti e ripicche, solo che, come dice una di loro "è con uomo che di mestiere fa il prete".

E come in quelle favole in cui alla fine arriva una fata buona a sciogliere l'incantesimo che impedisce al principe di amare e essere amato, 26 "mogli dei preti" (che chissà come si sono conosciute ma si sono riunite in un gruppo solido e solidale) il mese scorso hanno perfino scritto al Papa chiedendogli di ripensare l'obbligo del celibato per il suo clero. La loro richiesta è semplice: che si restituisca dignità all'essere uomini dei 'loro' uomini e onestà ai loro legami, ritenuti orrendi peccati da tenere segreti ma in realtà niente altro che storie normali, con i problemi e le emozioni di qualsiasi relazione sentimentale. Solo che, nel loro caso, amare fa rima con peccare, e nascondersi non è un'opzione, ma un dovere, quasi scontato. 

“Amare un prete non è come stare con un uomo sposato, perché un’amante e una moglie combattono ad armi pari, mentre una donna non può vincere contro Dio in persona”. A parlare è Giulia (nome di fantasia, come tutti quelli di questo pezzo), caparbia e arrabbiata, che vive il suo amore tormentato con un sacerdote da più di cinque anni e che prova a

fare ordine tra senso di impotenza, un pizzico di senso di colpa e una montagna di testardaggine. La sua, come quella di tutte le altre donne nella sua stessa situazione, è una storia fatta di niente, se non di una lotta che non si ferma mai: contro di lui, contro se stessa,

contro l'istituzione più antica del mondo: “La cosa peggiore quando stai con un prete-racconta - è che pensi di commettere un peccato. E poi, questi uomini non sono mai uomini per intero. Hanno e trasmettono una percezione di sé del tutto falsata, e non lo sanno. Sbaglierò, ma non credo che Dio voglia che i suoi servitori siano così privi di umanità, come fossero degli eterni adolescenti, egoisti e immaturi, incapaci di impegnarsi, di prendere

una posizione, di diventare adulti”.

Giulia parla a nome di tante altre “mogli dei preti”, perché non tutte hanno il coraggio di raccontare la loro storia, se non dopo lunghe contrattazioni e l'assicurazione che il loro nome venga modificato con uno pseudonimo. Tra loro c'è Serena, che dopo essere rimasta incinta del sacerdote che credeva di amare e che credeva la amasse, si è lasciata tutto alle

spalle, incluso lui, cambiando vita e città; c'è chi come Sonia è sposata da anni, ma non riesce a uscire da una storia una storia fatta di tira e molla con un sacerdote, e che di peccati, a volerla guardare così, ne commette due in una volta sola: “Quando abbiamo cominciato mi

sembrava che ci fosse parità ed equilibrio, perché entrambi non potevamo fare le cose alla luce del sole, anche se forse, mi rendo conto che non è proprio la stessa cosa”. 

C'è anche chi, come Silvia, ha lasciato perdere perché stufa di convivere con il fatto che il

sacerdote che la incontra di nascosto fuori città in realtà frequenta, oltre che parrocchie e sacrestie, anche altre donne: “La prima volta mi stupì la sua abilità a letto, davvero l'ultima cosa che mi sarei aspettata da un prete. Da questo avrei dovuto capire molte cose. Ma invece non capii niente. Per anni mi sono sorbita bugie e tradimenti, ma adesso ci ho dato un taglio ed è finita. E non perché lui è un sacerdote ma perché è, in tutto e per tutto, un uomo. E nemmeno dei migliori”.

Quel che accomuna tutte, è la solida convinzione di non far niente di male, amando un prete. Nel cuore poi, una speranza che nemmeno osano sperare, e cioè che questo nuovo Papa che sembra simpatico, umano, che piace a tutti, che telefona a sorpresa e si fa i selfie, possa dare loro una mano, cambiare le cose, e trasformare i preti in uomini e loro, da orrende peccatrici, in semplici, normali, e forse banali, compagne. Fonte Amore&sesso repubblica

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Marco Rossi è Collaboratore di Psicologi Italia

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Il Dott. Marco Rossi ha una lunga esperienza nella organizzazione di eventi e nella partecipazione in qualità di relatore e/o moderatore a conferenze. Le tematiche trattate sono inerenti al singolo, alla coppia, a problematiche sociali e temi culturali riguardanti la sfera dei sentimenti e della sessualità senza mai tralasciare la componente psicologica.

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